lista bibliografia >> articoli su giornali e riviste >> Articolo su Corriere della Sera - settembre 2009
Doors, il mito di Jim Morrison sex symbol tenebroso del rock

di Mario Luzzatto Fegiz

Il cuore dell'angelo ribelle che voleva oltrepassare le «porte della percezione» descritte dal poeta William Blake («Se un giorno le porte della percezione venissero spalancate tutto apparirebbe come veramente è, infinito») si fermò, per overdose, il 3 luglio del 1971. Quel giorno morirono anche i Doors, una delle rockband più amate e controverse, che videro la loro leggenda alimentarsi in appena sei anni, dal 1965 al 1971. Dopo la morte del Re Lucertola i Doors sono continuati a esistere per qualche anno però erano diventati un'altra band, per niente memorabile, se­gnata dalle liti sull'utilizzo del nome e da improbabili reunion. «Con lui — ha ricordato il chitarrista Robby Krieger — è andato perduto il senso del pericolo e dell'ignoto ». E Manzarek ha ammesso: «Mancava Morrison, la nostra macchina del sesso... alle ragazze non importa niente di un musicista ».

Nella collana proposta dal Corriere della Sera, saranno pubblicati i sei cd del periodo d'oro dei Doors — dal primo omonimo album fino a «L.A. Woman » del '71 — e tre dvd, fra i quali il live in Europa del 1968. Proprio i concerti consacrarono negli anni Sessanta la fama del gruppo. Morrison, che attraversò tutti gli eccessi autodistruttivi del rock, sul palco si trasformava in un osceno sciamano, era il profano sacerdote di un rituale dionisiaco. «Poteva inscenare tutte le posizioni del Kamasutra con le sole labbra», scrisse Richard Goldstein sul Village Voice.

Non di rado le performance venivano interrotte dalla polizia. «I Doors — diceva Jim — sono politici dell'eros». Oltraggioso e provocatorio, Morrison raccoglieva intorno a sé molti detrattori, anche autorevoli, come Pete Townshend, Frank Zappa e Lou Reed, che recentemente ha ribadito: «Morrison era un coglione. Riciclava solo i testi blues. Si spacciava per dio del sesso, ma non avrebbe retto una sola notte alla trasgressiva Factory di Warhol». I giudizi negativi non hanno scalfito il mito: la voce, il carisma e le liriche lisergiche di Morrison hanno rappresentato i Doors più dei celebri assoli di Manzarek, della chitarra «acida» di Krieger e delle ascendenze jazzistiche del batterista John Densmore.

 

La band si formò nel '65 sulla spiaggia di Venice, in California, quando Morrison declamò la sua «Moonlight Drive» a Ray Manzarek. I due erano studenti della scuola cinematografica della Ucla University ma appartenevano a mondi diversi. Il padre di Jim era un ammiraglio della marina che per il figlio prospettava una carriera militare. Ray era un musicista con radici rock e blues. «Abbiamo creato il gruppo per unire poesia e rock'n'roll, come i beatnik univano poesia e jazz», ha raccontato Manzarek. A loro si aggiunsero Krieger e il batterista John Densmore. Il nome del nuovo gruppo fu preso da Morrison da «Le porte della percezione », il libro sugli effetti della mescalina firmato dall'inglese Aldous Huxley, influenzato da Blake. «The Doors» uscì nel '66: canzoni come «Light My Fire», «Break On Through (To the Other Side)» e l'edipica e torrenziale «The End» univano rock, blues, classica e jazz ai versi neri e alla voce ipnotica di Morrison. Lui già svelava la sua inquietudine: «Sono affascinato dalla rivolta, dal disordine, dal caos, in particolare dalle attività apparentemente prive di significato. Mi sembra sia questa la strada per la Libertà». Bisognerà arrivare al 1970 con l'uscita di «Morrison Hotel », impregnato di blues, per trovare un altro album all'altezza del folgorante esordio.

Nel '71 fu pubblicato «L.A.Woman», il testamento spirituale della band. Intanto Morrison si perdeva dietro le sue ossessioni: sotto gli effetti della droga, componeva testi visionari che scandagliavano la parte più nera dell'animo umano. Sul palco esasperava le provocazioni, fino al concerto di Miami quando venne arrestato e processato per aver mostrato i genitali al pubblico. L'episodio fu un duro colpo per l'immagine della band. Morrison (che si proclamò sempre innocente) ne uscì senza energie. Dopo «L.A. Woman», Jim si trasferì a Parigi con la compagna Pamela Courson. Deciso a lasciarsi alle spalle la popolarità e a seguire la scia dell'amato poeta maledetto Rimbaud, in un'intervista a Rolling Stone , prima di morire, svelò il suo segreto per l'immortalità: «La poesia mi attrae tanto perché è eterna. Nient'altro può sopravvivere a un olocausto, tranne la poesia e le canzoni».

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